sabato 27 febbraio 2010

Regionali: Piemonte


"L'avamposto della Lega Nord in terra straniera è una palazzina di due piani in via Giovanni Poggio, martire della guerra d'indipendenza, con un'affumincata bandiera croce rossa su sfondo bianco che sventola dal terrazzino. È da qui, nel cuore del quartiere Barriera, periferia nord di Torino, tra macellerie islamiche, parrucchieri cinesi e qualche pensionato indigeno che si aggira spaurito, che parte l'assalto del movimento di Umberto Bossi alla conquista della Regione Piemonte. Da una terra doppiamente ostile, non solo per la concentrazione di etnie venute da lontano ma perché fino a pochi anni fa la presenza del Carroccio era poco più che simbolica in una città tradizionalmente schierata a sinistra. E invece ora le sezioni e gli iscritti si moltiplicano: circa 9 mila tesserati a Torino e provincia, 50 sedi leghiste aperte in poche settimane, tre nei quartieri nord del capoluogo. Ed è qui, in questo epicentro di paure, conflitti, pulsioni identitarie che si gioca una buona fetta della partita forse più incerta delle regionali del 29 marzo, di certo decisiva per gli equilibri nazionali. 


Mercedes Bresso, la presidente del Pd che ha governato negli ultimi cinque anni, sfodera i tratti fondamentali del suo carattere. Affidabilità, sicurezza, una calma forza tranquilla, con un tasso di credibilità personale altissimo: "Sono la tipica persona che piace ai piemontesi: tosta, senza fronzoli, aperta all'Europa". Non si preoccupa dei sondaggi che la vedono appena più su dello sfidante. E interrompe la campagna elettorale per volare in Spagna, a Saragoza, per il suo primo impegno come presidente del Comitato delle regioni europee. Con un unico rammarico per lei, docente di economia ambientale: "Invidio le loro pale eloiche. Da noi non c'è possibilità di utilizzare il vento".

Nelle stesse ore il suo avversario, il capogruppo della Lega a Montecitorio Roberto Cota, presenzia una conferenza stampa della Destra nello scantinato di un albergo in corso Vittorio Emanuele. Il consueto fazzoletto verde-secessionista è più abbassato del solito, quasi nascosto nel taschino, un po' a disagio in mezzo ai manifesti dei seguaci di Francesco Storace che inneggiano alla Patria: 'Vota per l'Italia!'. Ci sono l'ex presidente Enzo Ghigo, vivace come un cipresso, coordinatore del Pdl piemotese, e il suo vice Agostino Ghiglia, ex Msi ex An, che a Roma pare un conservatore inglese e qui ritrova le sue radici

Il popolo No Tav imbarazza il centrosinistra per la presenza in coalizione della federazione comunista, sia pure con un accordo tecnico e non politico: la sinistra radicale resterà fuori dalla giunta in caso di vittoria, ma ha trattato un posto nel listino del presidente in cambio dell'appoggio alla candidatura Bresso. Cota e i suoi sparano a zero, ma perfino il bizantino appoggio di Rifondazione e Pdci dimostra l'eccezionalità del caso Piemonte. In nessuna regione italiana l'opposizione al governo Berlusconi si presenta così unita e compatta. 

Con guerra all'ultimo voto a Torino e provincia dove va ai seggi più della metà del corpo elettorale e dove il centrosinistra deve fare il pieno per bilanciare la probabile sconfitta nelle altre province. Il tam tam parla di un notevole travaso di voti dal Pdl alla Lega, il primo obiettivo di Bossi. Pesa la questione morale, in una regione dove il presidente della Provincia di Vercelli è appena finito in manette. E gli uomini del Pdl non nascondono il disappunto per il candidato che fa campagna soprattutto per la Lega e per il sostegno offerto da Berlusconi. Al Cavaliere il Pdl non interessa, se vince Cota trionfa il suo asse con Bossi. Ma l'effetto sarebbe un 1861 alla rovescia, 150 anni dopo, con la Lombardia che conquista il Piemonte in nome della disunità d'Italia. A meno che non sia la professoressa Bresso a impedire che venga varcato il Ticino."  


Articolo - L'Espresso

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